Verande, Gazebo necessaria concessione edilizia e rispetto distanze

Il decoro architettonico deve essere valutato, ai sensi dell'art. 1120, secondo comma, c.c., con riferimento al fabbricato condominiale nella sua totalità Corte di Cassazione Sezione 2 Civile, Sentenza del 25 gennaio 2010, n. 1286
Il decoro architettonico, quale estetica data dall'insieme delle linee e delle strutture ornamentali che costituiscono la nota dominante dell'edificio, imprimendo allo stesso una sua armoniosa fisionomia, deve essere valutato, ai sensi dell'art. 1120, secondo comma, c.c., con riferimento al fabbricato condominiale nella sua totalità (potendo anche interessare singoli punti del fabbricato purché la non mutazione di essi sia suscettibile di riflettersi sull'intero stabile) e non già rispetto all'impatto con l'ambiente circostante. A tal fine, compete al giudice del merito accertare in concreto se una determinata innovazione costituisca o meno alterazione del decoro architettonico, per cui la sentenza che affermi o neghi l'esistenza di tale alterazione è censurabile in sede di legittimità solo per vizio di motivazione sul punto. L'alterazione del decoro architettonico deve essere apprezzabile, trattandosi di trovare una situazione di equilibrio tra gli interessi contrapposti della comunità dei condomini e del singolo condomino che ha agito sulla sua proprietà esclusiva, precisa che l'apprezzabilità dell'alterazione del decoro deve tradursi in un pregiudizio economico che comporti un deprezzamento sia dell'intero fabbricato che delle singole porzioni in esso comprese, per cui, sotto tale profilo, è necessario tener conto dello stato estetico del fabbricato al momento in cui l'innovazione viene posta in essere.

Non va rimosso il gazebo costruito sul terrazzo di casa anche se non rispetta le distanze dall´altro condomino. Tribunale di Roma Sentenza n. 65/2013 Il Giudice non può ordinare la rimozione del gazebo costruito sul terrazzo di casa anche se non rispetta le distanze legali in quanto è sufficiente accertare che non sia stato violato il regolamento condominiale ne` leso il diritto di veduta del vicino. Lo ha sancito il Tribunale di Roma che, con la sentenza n. 65/2013, ha respinto la domanda di rimozione della copertura di un terrazzo costruito dal condomino del secondo piano presentata da quello del piano superiore.

Lecita la costruzione di tettoie per il riparo da agenti atmosferici senza autorizzazione: TAR Campania-Napoli, sez. II, sentenza 02.12.2009 n° 8320 ...... Al riguardo si deve ricordare che, per giurisprudenza costante (fra le più recenti: TAR Campania Napoli, sez. II, n. 3870 del 13 luglio 2009, n. 492 del 29 gennaio 2009; TAR Campania Napoli, Sez. IV, n. 19754 del 18 novembre 2008; T.A.R. Campania Napoli, sez. III, n. 10059 del 9 settembre 2008), gli interventi consistenti nella installazione di tettoie o di altre strutture che siano comunque apposte a parti di preesistenti edifici come strutture accessorie di protezione o di riparo di spazi liberi, cioè non compresi entro coperture volumetriche previste in un progetto assentito, possono ritenersi sottratti al regime del permesso di costruire soltanto ove la loro conformazione e le loro ridotte dimensioni rendono evidente e riconoscibile la loro finalità di semplice decoro o arredo o di riparo e protezione (anche da agenti atmosferici) della parte dell’immobile cui accedono. Tali strutture non possono viceversa ritenersi installabili senza permesso di costruire allorquando le loro dimensioni sono di entità tale da arrecare una visibile alterazione all'edificio o alle parti dello stesso su cui vengono inserite, quando quindi per la loro consistenza dimensionale non possono più ritenersi assorbite, ovvero ricomprese in ragione della accessorietà, nell'edificio principale o nella parte dello stesso cui accedono (in termini TAR Campania Napoli, sez. II, n. 3870 del 13 luglio 2009 cit., T.A.R. Campania Napoli, Sez. IV, n. 19754 del 18 novembre 2008 cit., Consiglio di Stato, Sez. V, 13 marzo 2001 n. 1442).

Legittima la costruzione di una tettoia lignea di modeste dimensioni. TAR Abruzzo-Pescara, sez. I, sentenza 29.10.2009 n° 645
Una tettoia in legno di medie dimensioni (nella specie di mt. 7,5 x 4,70) costruita a servizio del fabbricato sulla cui parete esterna si appoggia, tenuto conto delle sue dimensioni e di questa sua specifica funzione e collocazione, non può considerarsi né opera di "ristrutturazione edilizia" ai sensi della lett. d) dell’art. 3 del d.P.R. n. 380/2001, né di "nuova costruzione" ai sensi dei punto e.1 ed e.6. dello stesso art. 3, atteso che nel provvedimento impugnato non si menzionano vincoli ambientali o paesaggistici o specifiche e contrarie disposizioni delle n.t.a. del p.r.g.. Una tettoia di modeste dimensioni e in legno non può essere ricondotta nell’ambito degli interventi che l’art. 10, I comma, del d.P.R. n. 380/2001 sottopone a preventivo permesso di costruire, ma, più correttamente, a quelli sottoposti a preventiva denuncia di inizio attività ai sensi del successivo art. 22, I comma, non essendo ravvisabile, di contro, alcuna delle ipotesi che il precedente art.6 considera attività edilizia libera. Pertanto, la sanzione applicabile è quella pecuniaria prevista dall’art. 37 del d.P.R. n. 380/2001 e non la demolizione prevista dall’art. 33 del d.P.R. n. 380/2001.

 

URBANISTICA E EDILIZIA - AREE DEMANIALI - Interventi precari - Nozione - Fattispecie - D.P.R. n. 380/2001 - Cod. pen., 54, 55 e 1161 cod. nav. - D. Lgs. n. 490/1999. In materia edilizia, richiedono il permesso di costruire non solo i manufatti tradizionalmente compresi nelle attività murarie ma anche le opere di qualsiasi genere stabilmente connesse al suolo o nel suolo, quale che sia il modo in cui si esprima tale connessione, dovendosi intendere per stabilità non l'inamovibilità della struttura, ma l'oggettiva destinazione della stessa a soddisfare un bisogno non provvisorio, temporaneo o contingente, (Cass. 15/04/2005 n. 14044). Nella specie, si tratta di un’opera realizzata in una zona demaniale e sottoposta a vincolo ambientale avente natura stabile. Stabilità desunta dalla sua funzione (non provvisoria, temporanea o contingente) e quindi in ordine a quella stabile modificazione del territorio si rende necessario sia il permesso di costruire che l'autorizzazione ambientale. Pres. De Maio - Est. Ianniello - Ric. Vitali. CORTE DI CASSAZIONE Penale Sez. III, del 30/05/2007 (Ud. 11/04/2007), Sentenza n. 21220

 

 

Chiusura di una tettoia, intervento innovativo TAR Abruzzo-L'Aquila, sez. I, sentenza 07.03.2008 n° 127 (vedi anche art. 3, D.P.R. 380/2001) La chiusura laterale di una esistente tettoia produce non tanto semplice copertura  della superficie, ma la piena utilizzabilità di una volumetria e di conseguenza un sicuro ampliamento del fabbricato. Ne deriva che tale intervento configura innovazione e non manutenzione per cui deve rispettare la disciplina in tema di distanza e di superficie massima edificabile, rispetto delle distanze e relativo permesso a costruire. (confronta anche Tar Campania-Napoli 15615/2007; Consiglio di Stato 6337/2007)

Costruzione di una tettoia a copertura di alcuni posti auto siti all'interno della proprietà esclusiva di un condomino Cass. civ., sez. II, 17 marzo 2008, n. 7143 Nel condominio degli edifici la costruzione da parte di un condomino di una tettoia di copertura all'interno della sua proprietà esclusiva non integra violazione delle norme che regolamentano l'uso della cosa comune - art. 1102 c.c. - neppure se essa sia ancorata al muro perimetrale comune, se la costruzione della tettoia non contrasti con la destinazione del muro e non esclude agli altri condomini un pari uso per la restante parte.

La trasformazione di un balcone in veranda  Corte di Cassazione Penale, Sez. III, 4 ottobre 2006 , sentenza n. 33039 
La trasformazione di un balcone o di un terrazzino circondato da muri perimetrali in veranda, mediante chiusura a mezzo di installazione di pannelli di vetro su intelaiatura metallica, non costituisce realizzazione di una pertinenza, né intervento di manutenzione straordinaria e di restauro, ma è opera soggetta a concessione edilizia/permesso di costruire.
La realizzazione di una veranda chiusa con vetrate, determinando l'aumento della superficie utile di un appartamento e la modifica della sagoma dell'edificio, richiede il previo rilascio della concessione di costruzione (C. Stato, Sez. V: 8.4.1999, n. 394; 22.7.1992, n. 675).
E’ necessaria la concessione edilizia "nel caso di veranda costruita con elementi in alluminio e vetri che aumenti la volumetria dell'edificio rispetto alla conformazione originaria, trattandosi peraltro di opera destinata a perdurare a tempo indeterminato, a nulla rilevando in contrario l'utilizzazione dei materiali diversi dalla muratura e l'eventuale amovibilità delle strutture utilizzate".

La nozione di costruzione, ai fini del rilascio della concessione edilizia, si configura in presenza di opere che attuino un trasformazione urbanistico-edilizia del territorio, con perdurante modifica dello stato dei luoghi, a prescindere che essa avvenga mediante realizzazione d'opere murarie. Infatti, è irrilevante che le opere siano realizzate in metallo, in laminati di plastica, in legno o altro materiale, laddove comportino la trasformazione del tessuto urbanistico ed edilizio, precisando che anche una veranda, qualora sotto il profilo strutturale, sia stabilmente infissa al suolo e sotto il profilo funzionale sia preordinata a soddisfare la non precaria esigenza del titolare di un pubblico esercizio, costituisce "costruzione" e di conseguenza deve rispettare le distanze di cui all'articolo 9 del d.m. n. 1444 del 1968 o le maggiori distanze prescritte dalle norme locali.
 Consiglio di Stato, Sezione V, con la sentenza 27 gennaio 2003 n. 419,
 
Cfr. Cons. Stato, sez.V, 20 marzo 2000, n. 1507 e 7 ottobre 1996, n. 1194; Cass. pen., sez.III, 12 maggio 1995, n. 1758 e 6 aprile 1988).

Lesione al decoro architettonico - illegittime le tettoie realizzate nella proprietà esclusiva
Cass. civ., sez. II, 11 febbraio 2005, n. 2743
Con sentenza n. 2743 del 11/02/2005 la Corte di Cassazione ha ritenuto illegittime le tettoie realizzate nella proprietà esclusiva del condomino che comportavano un danno estetico alla facciata dell'edificio condominiale.  
Le opere realizzate dal condomino nella proprietà esclusiva che comportino una lesione del decoro architettonico dell'edificio, devono considerarsi vietate ai sensi dell'art. 1122 c.c.

A proposito di individuazione di opere soggette a concessione la Cassazione ha stabilito: "La nozione di costruzione edilizia comprende qualunque manufatto autonomo ovvero modificativo di altro preesistente, che sia stabilmente infisso al suolo o ai muri di quello preesistente, anche se non costruito in muratura, ma comunque capace di trasformare in modo durevole l'area coperta, senza che abbia rilevanza la più o meno facile rimovibilità". (Cass. Sez. III, sent. n. 9777 del 03-11-1981)

"Una veranda in ferro e vetri difetta del carattere di precarietà, non essendo destinata a sopperire ad esigenze momentanee e contingenti e ad essere eliminata subito dopo l'uso fattone, e quindi richiede (costituendo una costruzione in senso tecnico-giuridico) il preventivo rilascio della licenza del Sindaco". (Cass. Sez. III, sent. n. 10869 del 23-10-1980).
 

In fattispecie di installazione su balcone di una veranda formata da intelaiatura in alluminio anodizzato e vetro la Suprema Corte ha escluso trattarsi di intervento di manutenzione straordinaria e ha ritenuto la necessità della concessione edilizia: "La costruzione di una "veranda" può farsi rientrare nel concetto di "interventi di manutenzione straordinaria" - intesi al recupero del patrimonio edilizio esistente, elencati nell'art. 31, lett. b), della legge 5 agosto 1978 n. 457, per i quali è richiesta la autorizzazione prevista dal successivo articolo 48, il cui mancato rilascio non costituisce reato - soltanto quando consista nella chiusura di un balcone o comunque di uno spazio assai limitato, con finalità di protezione dall'azione di agenti atmosferici esterni, in modo da assicurare una più completa funzionalità dell'immobile. Fuori di tale ipotesi si verte in tema di attività costruttiva che comporta un mutamento dell'assetto edilizio ed urbanistico del territorio comunale che richiede il rilascio della concessione". (Cass. Sez. III, sent. n. 4988 del 28-05-1983 conforme Cass, Sez. III, sent. n. 5693 del 15-06-1983 ).
 

Costituisce attività rilevante sotto il profilo sia edilizio che urbanistico la costruzione di una veranda in alluminio anodizzato e vetro. Per la sua realizzazione è quindi necessaria la concessione (...) . Essa infatti incide sul prospetto dell'immobile (art. 26 della legge n. 47 del 1985), altera il volume e la superficie coperta ed è pertanto soggetta al controllo dell'autorità preposta al governo del territorio". (Cass. Sez. III, sent. n. 4918 del 05-06-1986).

Una veranda è da considerarsi, in senso tecnico-giuridico, una vera e propria costruzione assoggettata al requisito della concessione, poiché difetta normalmente del carattere di precarietà, trattandosi di opera destinata non a sopperire ad esigenze temporanee e contingenti con la sua successiva rimozione, ma a durare nel tempo, ampliando così il godimento dell'immobile. La definizione di tale sua natura non è da ritenersi modificata dalla disciplina normativa introdotta con la legge 28 febbraio 1985 n. 47, la quale anzi precisa, tra l'altro, che sono da giudicarsi opere in assenza di concessione anche quelle rivolte all'esecuzione di volumi edilizi oltre i limiti indicati nel progetto e tali da costituire un organismo edilizio o parte di esso con specifica rilevanza o autonomamente utilizzabile". (Cass. Sez. III, sent. n. 6127 del 19-05-1988 ).
 

La costruzione di una veranda necessita della concessione edilizia, quando non abbia l'esclusiva finalità di riparare l'edificio dagli agenti atmosferici". Cass. Pen. Sez. III, sent. n. 17325 del 16-12-1989 ).
 

La trasformazione di un balcone o di un terrazzino circondato da muri perimetrali in veranda, mediante chiusura a mezzo di installazione di pannelli di vetro su intelaiatura metallica, non ha natura precaria né costituisce intervento di manutenzione straordinaria o di restauro, ma è opera soggetta a concessione edilizia". (Cass. Pen. Sez. III, sent. n. 3879 del 27-03-2000 ".
 

la nozione di costruzione, ai fini del rilascio della concessione edilizia, si configura in presenza di opere che attuino un trasformazione urbanistico-edilizia del territorio, con perdurante modifica dello stato dei luoghi, a prescindere che essa avvenga mediante realizzazione d'opere murarie". Viene pure confermato che, "è irrilevante che le opere siano realizzate in metallo, in laminati di plastica, in legno o altro materiale, laddove comportino la trasformazione del tessuto urbanistico ed edilizio". (Consiglio di Stato, Sezione V, Sentenza 27 gennaio 2003 n. 419).
 

La più recente che conferma questa linea è la: Sentenza 27.01.2003 n° 419

Il TAR del veneto però:

TAR Veneto - Sez. II - 18 settembre 2003 n. 4856  Considerato che il ricorso in epigrafe può trovare accoglimento in considerazione della natura pertinenziale del manufatto (tettoia in legno aperta su tutti lati, composta da sei paletti di ferro e da una copertura assemblata con listelli di legno: cfr., ex multis, la sentenza n. 577 dd. 6 settembre 1993, resa da questa stessa Sezione in relazione ad una costruzione assimilabile nella tipologia) e della conseguente fondatezza della censura con la quale si deduce l’illegittimità dell’ingiunzione a demolire adottata a’ sensi dell’art. 92 della L.R. 27 giugno 1985 n. 61. Rimane, peraltro, ferma l’esigenza per l’Amministrazione Comunale di valutare la sussistenza dei presupposti per l’eventuale irrogazione della sanzione pecuniaria di cui all’art. 94 della medesima L.R. 61 del 1985. Ritenuto di poter compensare integralmente tra le parti le spese e gli onorari del giudizio;    P.Q.M.    Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, seconda sezione, definitivamente pronunciando sul ricorso in premessa, respinta ogni contraria istanza ed eccezione, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato, salvi e riservati restando gli ulteriori provvedimenti di competenza dell’Amministrazione intimata.  Compensa integralmente tra le parti le spese e gli onorari del giudizio.  Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.  Così deciso in Venezia, nella Camera di Consiglio del 18 settembre 2003. 

 

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